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Castelnuovo Fogliani

Le prime notizie relative al luogo, posto sulla sommità di un colle isolato, in riva all’Ongina, sono di carattere ecclesiastico in quanto riguardano l’antica pieve di San Pietro in Campocervaro. Questa chiesa, che è situata nelle immediate vicinanze di Castelnuovo, sarebbe stata fondata, secondo il Campi, nel secolo IV d.C., periodo in cui nel territorio piacentino si andavano manifestando i primi fermenti del Cristianesimo; le sue vicende plebane furono illustrate dal conte Emilio Nasalli Rocca.

Del tutto ignota è invece la data di erezione del fortilizio di Castelnuovo, nominato in documenti del 1100 come Montebello o Belmonte.

Primi signori locali furono i Della Porta, nobile famiglia piacentina dalla quale deriverebbe un ramo dei conti di Lomello, il grande consorzio gentilizio pavese cui sono attribuiti pure diversi rapporti con Piacenza e vincoli di parentela, per via femminile, con un’altra cospicua casata feudale piacentina: i Da Fontana.

A tutt’oggi non si dispone di elementi atti a stabilire se i Della Porta acquisissero i diritti su Montebello o Belmonte ottenendoli dal vescovo oppure attraverso concessioni imperiali. Da un punto di vista rigorosamente storico, resta pure incerta l’identificazione dei primitivo fortilizio. Mentre la tradizione lo vuole dove sorge ora il castello, trasformato poi in palazzo dai marchesi e duca Sforza Fogliani, don Concari già arciprete del luogo, in una sua memoria manoscritta compilata tra il ‘700 e l’800, sostiene invece che il fortilizio doveva essere .

Il Campi cita un atto del 1140 ove è detto che i fratelli Fulco, Rainaldo e Ansaldo Della Porta concedevano in affitto al Comune di Piacenza uno dei loro castelli e precisamente quello .

Nell’ottobre del 1188, durante il periodo delle infuocate lotte comunali, Moroello Malaspiana alla testa di milizie cremonesi, pavesi, reggiane e modenesi, accompagnate dai loro carrocci, dopo aver espugnato il castello di Alseno, si portava a occupandolo grazie al tradimento della guarnigione.

Risale all’anno successivo l’erezione della bella torre tuttora esistente; a detta del cronista Cosagnello essa veniva costruita usando una parte di due mila lire imperiali, sborsate dai parmigiani al piacentini come risarcimento di danni arrecati ai secondi durante azioni di guerra.

Nel mese di agosto del 1215, un nuovo cruento attacco veniva sferrato sempre dai cremonesi e reggiani, affiancati questa volta dai parmigiani, contro le mura di Castelnuovo, battute in breccia da mangani ed altre macchine da gitto (). Dal canto loro anche i difensori, disponendo di analoghi strumenti bellici, resistevano con grande valore per sei giorni soccombendo infine alle preponderanti forze nemiche.

Ai Della Porta succedevano, non si sa se per discendenza o acquisto, i Visconti, nobile famiglia piacentina cui appartengono il grande pontefice Gregorio X, Tedaldo Visconti.

Nel 1337 Gherardo Visconti rinunciava alla signoria a favore di Nicolò terzi, la cui casata legava poi il nome al luogo che veniva così denominato per qualche tempo Castelnuovo dé Terzi. Quando poi nel secolo successivo (1450) Nicolò Terzi detto il Guerrino e figlio di Ottobono, veniva in urto col duca Francesco Sforza, questi lo privava di Castelnuovo, che cedeva al suo condottiero Giacomazzo da Salerno. Morto costui senza prole, il duca stesso nel 1445 disponeva che i beni appartenenti al defunto fossero assegnati ad un altro condottiero sforzesco: Tiberto Brandolino da Forlì.

Nel 1466 era il duca Galeazzo Maria Sforza, figlio di Francesco, che investiva in feudo onorifico la al fratellastro Tristano Sforza. Alla morte di Tristano il feudo veniva rimesso (1472) a Lodovico Fogliani da Reggio, sposato in seconde nozze con la madre del duca Francesco Sforza. Sette anni dopo il figlio di Lodovico, Corrado Sforza Fogliani, capostipite dell’illustre casato piacentino dei marchesi Sforza Fogliani d’Aragona, riceveva l’investitura di Castelnuovo unitamente a quella sulle terre di Casalbino e Lusurasco, prerogativa, mantenuta poi pacificamente per tre secoli dalla famiglia stessa, di cui scrissero il Litta nelle Famiglie celebri ed Emilio Ottolenghi.

Tra gli Sforza Fogliani meritano ricordo un Francesco, coraggioso capitano delle milizie cremonesi al servizio della Chiesa nel 1522, Camillo che tentò, inutilmente, di sottrarne Pier Luigi Farnese dalle mani dei congiurati. Celebre pure Giovanni, personaggio di notevole rilievo nella vita del Settecento italiano, per essere stato primo ministro del regno di Napoli e quindi Viceré di Sicilia per diciotto anni .

Al duca Giovanni Fogliani si deve pure il restauro e la trasformazione dell’antico castello di Castelnuovo in principesca dimora; sembra che ne commissionasse i progetti al Vanvitelli, il più geniale architetto operante in Italia alla metà del Settecento, noto soprattutto per aver costruito lo splendido palazzo reale di Caserta.

Nel 1769 Giovanni Fogliani rassegnava tutti i beni al nipote Federico meli Lupi di Soragna con l’obbligo di assumere il casato dei Fogliani. L’ultimo discendente maschio di questo innesto fu Federico, che, spegnendosi, nominava erede universale la figlia Clelia Sforza Fogliani d’Aragona sposata al marchese Pallavicino di Parma. Rimasta vedova senza prole, elargì tutte le sue cospicue sostanze in opere benefiche donando infine nel 1925, poco prima della sua morte, la stupenda residenza di Castelnuovo alla Santa Sede.

Papa Pio XI decideva di trasformarla in una sede universitaria dedicata alle religiose che volessero continuare gli studi. Incaricò Padre Agostino Gemelli, responsabile dell’Istituto Toniolo e rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, di organizzarla e nel 1926 venne inaugurato il primo anno accademico. I corsi rimasero aperti fino al 1973, anno in cui alle religiose venne permesso di frequentare tutti i tipi di Università.

Una decina di anni fa, a seguito dell’entrata in vigore di nuove e più rigide norme dei Vigili del Fuoco, la struttura è stata chiusa al pubblico. Sono attualmente in corso lavori di adeguamento e ammodernamento degli impianti di sicurezza che dovrebbero permettere una riapertura in tempi brevi.

Bibliografia: Maggi S., Ortocchini C. (1967), “I castelli del Piacentino”, Unione tipografica editrice piacentina

 

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